Cerca il tuo nome su Google. Cosa esce?

Il cliente che riceve la tua proposta ti cerca. Sempre. Vale la pena sapere cosa trova.

Durante un webinar della community, un collega ha raccontato una cosa che ha fatto ridere tutti. Aveva provato a cercare il proprio nome e cognome su Google. È uscito uno psicologo. Poi un consulente aziendale. Poi un tizio con un canale YouTube. Di lui, consulente di viaggi, nemmeno l’ombra.

Ci abbiamo riso, sì. Ma è un problema vero, e riguarda praticamente tutti noi.

Il colloquio che non sai di stare sostenendo

Mettiamoci nei panni del cliente. Ha compilato un form, ha parlato al telefono con una voce gentile, e ora si ritrova in casella una proposta da quattromila euro firmata da una persona che non ha mai visto in faccia.

Cosa fa, secondo te?

Scrive il tuo nome su Google. Lo facciamo tutti, prima di comprare qualunque cosa che costi più di due caffè. È un gesto automatico, dura dieci secondi, e in quei dieci secondi si decide una bella fetta della tua credibilità.

Quella ricerca è un colloquio di lavoro. Solo che non sai di starlo sostenendo.

Prima regola: fatti trovare col tuo nome

Qui casca un errore che vediamo spesso. Si apre la pagina social e la si battezza con un nome di fantasia: qualcosa di evocativo, con un richiamo al viaggio, magari carino. Peccato che il cliente non cerchi quello. Il cliente cerca te, nome e cognome, perché è l’unica cosa che ha.

Se proprio ci tieni al nome creativo, affiancalo al tuo: nome, cognome e poi la dicitura che preferisci. Così chi ti cerca ti trova, e tu non rinunci alla tua identità.

Il minimo sindacale, in cinque punti

Non servono trentamila follower. Servono poche cose fatte bene. Controllale stasera, ci metti un quarto d’ora:

  1. Una pagina Instagram a tuo nome, dove si capisca in tre secondi chi sei e cosa fai.
  2. Una foto vera. Tu, non un tramonto. Il cliente vuole vedere una faccia.
  3. Il riferimento a Evolution Travel ben visibile. Non sei un improvvisato: fai parte di una rete con ventisei anni di storia. Dillo.
  4. Contenuti di viaggio recenti. Anche pochi, purché non sia tutto fermo a diciotto mesi fa.
  5. Un modo evidente per contattarti. Sembra ovvio. Non lo è quasi mai.

E se hai voglia di fare un passo in più: un blog tuo. Il sito viaggi di Evolution Travel è un catalogo e fa benissimo il suo lavoro, ma uno spazio personale dove pubblichi un articolo ogni tanto, su una destinazione che conosci o su un viaggio che hai costruito, fa un’impressione eccellente. Dice al cliente che non vendi soltanto: ti documenti e provi in prima persona.

E se sei entrato/a da poco?

Nessun problema, davvero. Non serve aspettare di avere cento viaggi venduti alle spalle per metterci la faccia.

Anzi: magari sei entrato tre settimane fa ma hai girato mezzo mondo per conto tuo. Quei viaggi sono tuoi, raccontali. Il posto dove sei tornato tre volte, la destinazione che conosci davvero, l’errore che hai fatto in aeroporto e che ora sai evitare ai tuoi clienti. Vale lo stesso per quello che stai studiando adesso: una destinazione su cui ti stai formando è un contenuto perfetto.

Ma c’è una cosa che conta più di tutte, e vale per chi è arrivato ieri come per chi è qui da dieci anni.

Tutti raccontano le destinazioni. Tutti pubblicano la spiaggia bianca, l’itinerario di dieci giorni, il tramonto sul deserto. Se il tuo profilo è solo questo, sei intercambiabile con altri mille.

Allora la domanda da farsi è un’altra: a parità di offerta, perché un cliente dovrebbe scegliere proprio me?

La risposta non sta nel catalogo. Sta in te. Nel modo in cui lavori, in quello che ti appassiona, nel perché hai scelto questo mestiere, in come ti prendi cura delle persone. Fai vedere il dietro le quinte, non solo la cartolina. Il cliente non sceglie solo il prodotto, quello lo vendono tutti. Sceglie la persona a cui affidare le proprie vacanzei.

Quello sei solo tu. Ed è l’unica cosa che nessuno può copiarti.

In fondo è semplice

Il nostro vantaggio competitivo è che dietro ogni proposta c’è una persona vera. Una che risponde, che conosce la destinazione, che segue il cliente prima, durante e dopo.

Ma se quella persona, online, non esiste, il vantaggio resta sulla carta.

Allora facciamolo adesso: apri Google, scrivi il tuo nome e cognome, e guarda cosa viene fuori. Se trovi uno psicologo, sai da dove cominciare 😉


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